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Ti presento il… Cane da Pastore dell’Asia Centrale

Articolo di Valeria Rossi > www.tipresentoilcane.com

grandedi VALERIA ROSSI – ORIGINI E STORIA: Le origini più remote sono poco conosciute, e probabilmente sono le stesse del Pastore del Caucaso.
Il Sredneasiatskaya Ovcharka (cosi si chiama nella sua lingua originale) fu descritto per la prima volta con questo nome dai cinologi russi S. N. Bogolyubskij (nel 1926) e A. P. Mazover (nel 1935). I russi lo chiamano “Asiat” oppure “Asiatskij volkodav” (cane da lupo dell’Asia), perché in passato venne impiegato come cacciatore di lupi, oltre che come difensore del gregge.
L’origine della razza pare risalire ai tempi in cui i cani attraversavano con le carovane la Grande Via della Seta, custodendo gli animali e fungendo da cani da guardia e da difesa personale per i nomadi.
La selezione naturale, dovuta al clima rigido e a un lavoro particolarmente intenso, si affiancò a quella umana per creare una razza rusticissima, stoica, infaticabile.
Il pastore dell’Asia Centrale non è stato indebolito neppure dall’allevamento “ufficiale”, perché i suoi selezionatori sono sempre stati molto attenti a mantenere le attitudini e le doti caratteriali naturali della razza (in particolare le sue grandissime capacità di guardiano).
Pur non essendo diffusissimo neppure in Russia (è presente soprattutto in Turkmenistan, Usbekistan, Tagikistan e Kirghistan) è ben conosciuto, amato e particolarmente rispettato per il coraggio leggendario e per la sua straordinaria dedizione verso il suo “branco’ familiare. E’ molto utilizzato come guardiano notturno, specie dalle guardie di confine.

CARATTERE
E’ un cane tranquillo, pacato, apparentemente “sonnacchioso”, molto meditativo. Anche quando viene portato in giro (previa accurata socializzazione, ovviamente) tende a restarsene tranquillo: non è un attaccabrighe, è meno reattivo del Caucaso anche nei confronti degli altri cani (basta che non vadano a cercarlo, perché allora non si tira certo indietro…) ed è del tutto indifferente verso gli estranei inoffensivi, che sembra non filarsi proprio.
In realtà, lui…tiene d’occhio tutto e tutti! E il malcapitato che provasse ad aggredire il suo padrone, ritenendolo magari un cane lento di riflessi e tardo ad agire, scoprirebbe velocemente la differenza tra apparenza e sostanza.
Vera forza della natura, quando decide di intervenire lo fa con insospettabile rapidità e decisione.
Per fortuna il suo aspetto “meditabondo” corrisponde a una sua reale tendenza a pensare sempre prima di agire.
E’ quasi impossibile che questo cane morda per sbaglio, per eccesso di difesa o per esagerata reattività. Prima di entrare in azione calcola sempre esattamente la situazione: ma se capisce che il suo intervento è richiesto, allora è capace di una tale combinazione di forza, rapidità e intensità da mettere veramente in grossa difficoltà qualsiasi avversario.
In famiglia è un cane dolcissimo, dotato di pazienza infinita con i bambini e capace di vera amicizia con gli altri animali, di cui si sente guardiano e protettore.

cuccioliAnche in famiglia preferisce riposare durante il giorno e vigilare di notte, come tutti i cani la cui selezione li ha visti impiegati soprattutto contro predatori che appaiono dal crepuscolo in poi.
Non è, quindi, un cane molto adatto alle persone che amano un rapporto giocoso e dinamico: lui è un cane pensatore… e in effetti, di giomo, dorme assai volentieri. Di notte, però, non c’è proprio pericolo che un malintenzionato riesca a sorprenderlo nel sonno.
Ma – altro pregio non da poco, nella società umana attuale – non c’è neppure pericolo che rompa le scatole ai vicini abbaiando ad ogni foglia che cade.
Non è un cane nervoso e isterico, ma un gigante dai nervi saldissimi, lento e metodico pattugliatore della proprietà che non si scompone facilmente: davanti al suo cancello può passare chi vuole, non sentiremo un BAU.
Solo se qualche bello spirito pensa di entrare “dentro” il cancello senza essere stato invitato… be’, allora ce ne accorgeremo tutti (e soprattutto il bello spirito). Da tener presente che in questa razza la possessività è molto più accentuata della territorialità: secoli e secoli di vita nomade, infatti, non hanno fissato in lui una particolare tendenza a difendere il territorio.
Lui difende ciò che gli viene affidato dal padrone (che sia casa, bambino o gattino): e lo fa con tutto se stesso, a costo della vita.
Questa differenza spiega la scarsa propensione all’abbaio, che in altri cani da guardia parte con ampio anticipo, quando l’intruso è ancora in avvicinamento.
Perché il cane, appena lo vede arrivare, comincia a dirgli: “Ehi, tu… stai lontano, perché questa è casa mia, ci sono io, qua, questo è il territorio che marco con la mia pipi! Gira al largo, perché considererei come un vero affronto una tua eventuale intrusione. Anzi, sono già abbastanza seccato perché ti stai avvicinando troppo!”.
Tradotto in canese, tutto questo discorso si traduce in dieci minuti buoni di BAU BAU BAU capaci di mandare in bestia un vicino poco cinofilo (ma anche cinofilo e ugualmente desideroso di dormire in santa pace).
Per un cane non territoriale, ma possessivo, l’avvicinamento dell’intruso è semplicemente ‘interessante”: lui lo sorveglia, ma non ritiene di dovergli dire proprio nulla finché questi si limita a bazzicare nei dintorni.
Mentre il concetto di “territorio” è abbastanza elastico (e molti cani lo estendono a tutto ciò che marcano, compresi a volte il marciapiedi di fronte a casa… e magari il parchetto dall’altra parte della strada), quello di “proprietà” è molto più definito.
Il cane ragiona più o meno così: la casa del padrone è quella contenuta tra le sue mura, il giardino del padrone è quello contenuto entro la recinzione. Se ci entri DENTRO, dovrai fare i conti con me: ma se ci passi a un metro, la cosa non mi sfiora minimamente”.
Quindi non abbaia e non dà fastidio a nessuno.

coppiaAl di là del suo ruolo di guardiano, l’Asia è un cane altamente sociale e socievole, abbastanza addestrabile, molto meno indipendente di altri pastori da difesa del gregge. La sua storia, infatti, l’ha visto molto più a contatto con l’uomo rispetto a quanto accadde ad altre razze simili, spesso lasciate sole con il bestiame per intere settimane.
Ovviamente anche a lui è stato chiesto di prendere iniziative in proprio, specie nel ruolo di guardiano, e questo ha mantenuto in lui una certa capacità di indipendenza.
Non è un cane-robot che scatta agli ordini senza chiedersene il motivo, ma comunque un cane che cerca quasi sempre l’approvazione del padrone prima di agire.
Il suo comportamento, dunque, è più collaborativo che indipendente… sempre che il proprietario sia stato in grado, però, di ottenere una leadership basata sul rispetto e sulla fiducia (la stessa cosa vale anche per il pastore del Caucaso).
Questo significa che dovremo imporci già sul cucciolo con fermezza, molta dolcezza (anche l’Asia è un cane sensibile, anche se forse meno del Caucaso, e non tollera le maniere forti ingiustificate) e soprattutto grande coerenza.
Fin dal suo arrivo a casa il cucciolo dovrà imparare le regole del branco-famiglia, perché non bisogna lasciarsi fuorviare dal suo irresistibile aspetto da “peluchone”: a due-tre mesi questi cani già giudicano il nostro operato, criticano… e traggono le loro conseguenze.
Se ai loro occhi appariamo troppo accondiscendenti (o al contrario, troppo duri), non ci tributeranno la loro stima e non verremo ritenuti degni del ruolo di “capi”. In questo caso, arrivato a sei-sette mesi, il nostro pastore tenterà una scalata gerarchica assolutamente logica dal suo punto di vista: se un capobranco affidabile non c’è, qualsiasi cucciolone tende a prenderne il posto.
Però un Asia di sei-sette mesi è già un cane in grado di intimorire un umano inesperto o troppo permissivo: e a questo punto la situazione potrebbe sfuggire di mano.
Ecco perché i grandi cani da pastore russi dovrebbero sempre essere affidati a persone dotate di intelligenza, autocontrollo, pazienza, fermezza ed equilibrio.
Guarda caso…esattamente le stesse doti, che ritroveremo in tutti i cani bene allevati, educati e gestiti in modo corretto!

 

FAQ

In che cosa differisce il Pastore dell’Asia centrale da quello del Caucaso?
Le differenze morfologiche sono decisamente evidenti: oltre al pelo corto, il pastore mittelasiatico ha una conformazione della testa completamente diversa. Il cranio ha un aspetto rettangolare visto di fronte, mentre di profilo ha forma smussata, con stop poco evidente e fronte molto larga. Si dice che la testa del Pastore del Caucaso dovrebbe ricordare quella di un orso, mentre quella del Pastore dell’Asia Centrale deve ricordare quella di un cavallo. Dal punto di vista caratteriale, invece, l’Asia è leggermente più socievole e più gerarchico del Caucaso, un po’ meno diffidente verso gli estranei (che tende più che altro ad ignorare, come abbiamo già detto), un po’ più docile e facile da educare.

E’ vero che in Russia viene utilizzato come cane da combattimento?
Sì, purtroppo è vero… ma è una cosa che non dovrebbe assolutamente farcelo guardare con sospetto. Al contrario di ciò che continuano a sostenere i media (e alcuni membri di associazioni protezionistiche che parlano un po’ troppo a vanvera di “riabilitazione” dei cani da combattimento), il cane da combattimento non è assolutamente aggressivo e mordace verso l’uomo: o almeno, non più di qualsiasi altro cane! Per i combattimenti tra cani si utilizzano soggetti che ce l’hanno a morte con gli altri cani, appunto. Che c’entrano le persone? Una persona può farsi mordere da un pastore dell’Asia centrale (o da un pit bull, o da uno shar pei o da un akita – tutte razze ex combattenti, per chi non lo sapesse) solo se entra abusivamente nella sua proprietà, se cerca di portare via oggetti affidati a lui, se prova a mettere le mani addosso al suo padrone…e ovviamente se va a rompere direttamente le scatole al cane. In ogni altro caso verrà ignorato (mentre non si può dire lo stesso quando si parla di cani considerati “da compagnia”, che invece sono capacissimi di considerare “provocazione” la semplice esistenza di un essere umano che non gli è simpatico. Fortuna che, di solito, sono anche piccoli e fanno poco danno: ma questo non li rende meno schizzati). Un pastore dell’Asia Centrale poco socializzato, che vive prevalentemente nel suo giardino e non incontra mai suoi simili, potrà rappresentare effettivamente un serio pericolo per cani del suo stesso sesso (specie se hanno l’ardire di sfidarlo, altra caratteristica tipica di molti “cagnolini da grembo”). Ma una persona inoffensiva non è un cane: quindi, perché mai dovrebbe essere attaccata da un cane da combattimento?

I soggetti italiani sono all’altezza di quelli russi?
L’allevamento italiano è basato su soggetti provenienti dalla Russia e dagli altri Paesi dell’Est europeo in cui la razza esiste da molti anni: inoltre, non trattandosi di una razza di moda, è curato da veri appassionati. Questa combinazione dà ottime garanzie di qualità, anche perché il nostro Paese dispone di maggiori risorse rispetto alla Russia di oggi; quindi i cani hanno maggiori possibilità di ricevere tutte le cure e le attenzioni necessarie ai soggetti di grande taglia.

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standardFCI Standard n° 335 / 09.02.2011 CANE DA PASTORE DELL’ASIA CENTRALEORIGINE: Russia (Regioni dell’Asia Centrale)
PATROCINIO: Russia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 13.10.2010
UTILIZZAZIONE: Cane da guardia e di vigilanza
CLASSIFICAZIONE F.C.I. : Gruppo 2 – Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, Molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2.2 Molossoidi. Tipo cane da montagna
Senza prova di lavoroBREVE CENNO STORICO:
Il Cane da Pastore dell’Asia Centrale (CASD) è una delle razze canine più antiche. Si formò come razza per una selezione naturale durante più di quattromila anni nel vasto territorio che si estende oggi dal Mar Caspio fino alla Cina e dagli Urali Meridionali all’Afghanistan. Ha ereditato i caratteri dei più antichi cani del Tibet, Bovari di diverse tribù nomadi che sono strettamente legati ai Mongolian Shepherd Dog e il Tibetan Mastiff.
I CASD erano soprattutto utilizzati per proteggere il bestiame, le carovane e le abitazioni dei loro padroni, restando sempre esposti ad una rigida selezione naturale. Le difficili condizioni di vita e la lotta costante contro predatori, ne hanno influenzato la struttura fisica e il carattere rendendoli forti, senza paura, e ha insegnato loro a risparmiare energia. Nei luoghi d’origine i CASD erano usati principalmente per proteggere il bestiame dai predatori e come cani da guardia Il lavoro con la razza iniziò nell’USSR nel 1930.ASPETTO GENERALE:
Il Cane da pastore dell’Asia Centrale è di costruzione armoniosa e grande taglia, e moderata lunghezza (con un corpo né corto né lungo). Ha un corpo robusto, voluminoso, ma non con muscoli visibili. Il dimorfismo sessuale è ben definito. I maschi sono più massicci e coraggiosi delle femmine, con garrese più pronunciato e una testa più larga. La piena maturità è raggiunta all’età di 3 anni.PROPORZIONI IMPORTANTI:
La lunghezza del corpo è solo leggermente superiore all’altezza al garrese. Una più alta statura è desiderabile ma l’insieme deve rimanere proporzionato. La lunghezza degli anteriori fino al gomito deve essere il 50-52% dell’altezza al garrese. La lunghezza del muso è inferiore alla ½ della lunghezza della testa, ma più di ⅓ .COMPORTAMENTO E CARATTERE:
sicuri di sé, equilibrati, tranquilli, orgogliosi e indipendenti. Sono molto coraggiosi e hanno grande capacità lavorativa, resistenza e un istinto naturale del territorio. Caratteristica è la loro mancanza di paura nei confronti dei grandi predatori.TESTA:
massiccia e in armonia con l’aspetto generale. Vista dall’alto e di lato la forma della testa si avvicina al rettangolo.
REGIONE DEL CRANIO: cranio profondo. La fronte è piatta e la zona del cranio è piatta e lunga. L’occipite è ben definito ma difficilmente visibile a causa dei muscoli ben sviluppati. Le arcate sopraorbitali sono moderatamente definite.
Stop: moderatamente definito
REGIONE DEL MUSO:
Tartufo: largo, ben sviluppato ma non sporgente dal contorno generale del muso. Il colore del tartufo è nero, ma nei cani dal colore bianco e fulvo il tartufo può essere più chiaro.
Muso: il muso è tronco e di moderata lunghezza, quasi rettangolare se visto dal di sopra e dai lati e si restringe molto leggermente verso il tartufo. Il muso è voluminoso, profondo e ben pieno sotto gli occhi. La canna nasale è larga, diritta e talvolta leggermente discendente. Il mento è ben sviluppato
Labbra: spesse, col labbro superiore ben aderente all’inferiore che ricopre quando la bocca è chiusa. Preferita una completa pigmentazione nera.
Mascelle/denti: le mascelle sono forti e larghe. I denti sono larghi, bianchi e ben vicini fra loro, in totale 42. Gli incisivi sono ben allineati. Chiusura a forbice; sono accettate sia la chiusura a tenaglia che la forbice rovesciata. I canini sono ben distanziati. Una lesione ai denti che non ostacola la chiusura non ha importanza.
Guance: le ossa delle guance sono lunghe e ben sviluppate, ma non devono modificare la forma rettangolare della testa.
Occhi: di media misura, con forma ovale, ben distanziati, che guardano diritto avanti a sé, e moderatamente infossati. Il colore va dal marrone scuro al nocciola. È preferito il colore più scuro. Le palpebre sono spesse e preferibilmente con la palpebra inferiore non troppo rilassata. La terza palpebra non deve essere visibile. Si preferiscono rime palpebrali completamente pigmentate. Qualunque sia il colore del mantello, le rime palpebrali devono essere nere. L’espressione è fiduciosa e dignitosa.
Orecchi: di media misura, di forma triangolare, spessi, inseriti bassi e pendenti. La parte più bassa della base dell’orecchio è al livello dell’occhio, o leggermente al di sotto. Il tradizionale taglio dell’orecchio, nel modo illustrato in copertina, è tuttora praticato nel Paese di origine e nei Paesi dove la legge non lo proibisce.

sedutiCOLLO
il collo è di media lunghezza, molto potente, di sezione ovale, molto muscoloso, e di inserzione bassa. La giogaia è una caratteristica della razza.

CORPO
Linea superiore ben proporzionata e ben sostenuta, deve mantenere, in stazione, la tipica linea superiore
Garrese: ben definito, specialmente nei maschi, muscoloso, lungo e alto, col passaggio al dorso ben definito.
Dorso: diritto, ampio, ben muscoloso, la sua lunghezza effettiva è circa ½ della lunghezza tra il garrese e l’inserzione della coda. Rene: corto, ampio, muscoloso, leggermente arcuato
Groppa: moderatamente lunga, ampia, ben muscolosa, leggermente discendente verso l’inserzione della coda. L’altezza al garrese supera l’altezza alla groppa di 1 – 2 cm.
Torace: disceso, lungo, ampio, distintamente sviluppato, con cassa toracica che si allarga verso il dietro. False costole lunghe. La parte inferiore del torace è a livello dei gomiti o leggermente al disotto. Il petto avanza leggermente davanti all’articolazione scapolo omerale.
Linea inferiore e ventre: il ventre è moderatamente retratto.

CODA
spessa alla radice e inserita piuttosto alta. La coda integra è portata curva a forma di falcetto o arrotolata in anello sciolto che inizia nell’ultimo terzo della coda. In attenzione la coda si alza al livello della linea dorsale o leggermente al di sopra. A riposo è pendente. Il tradizionale taglio della coda, nel modo che è illustrato in copertina, è tuttora praticato nel Paese d’origine e nei Paesi dove non è proibito dalla legge. La coda integra viene valutata allo stesso modo di quella tagliata.

ARTI
ANTERIORI – Aspetto generale: gli arti anteriori sono diritti con forte ossatura; visti dal davanti sono paralleli e non troppo vicini l’uno all’altro. Visti di lato, gli anteriori sono diritti.
Spalla: scapola lunga, ben obliqua, forma un angolo con il braccio di circa 100°. Molto muscolosa
Braccio: obliquo, lungo e forte
Gomito: correttamente collocato, che non devia in dentro né in fuori
Avambraccio: diritto, con ossatura molto forte, lungo, di sezione ovale
Metacarpo: di moderata lunghezza, largo, forte, pastorali diritti
Piedi anteriori: larghi, arrotondati, con dita arcuate, cuscinetti voluminosi e spessi; le unghie possono essere di qualsiasi colore. POSTERIORI – Aspetto generale: visti da dietro sono diritti e paralleli, un po’ più distanziati fra loro degli anteriori
Coscia: larga, moderatamente lunga e fortemente muscolosa
Ginocchio: non deviato in dentro né in fuori. L’angolazione del ginocchio è moderata
Gamba: della stessa lunghezza della coscia
Garretto: angolo moderato
Metatarso: molto forte e di moderata lunghezza, perpendicolare. Senza speroni
Piedi posteriori: : grandi, arrotondati, con dita arcuate, cuscinetti voluminosi e spessi; le unghie possono essere di qualsiasi colore.

ANDATURA: ben bilanciata ed elastica. Trotto con libero allungo degli anteriori e potente spinta dai posteriori. In movimento la linea superiore rimane ferma. Tutte le articolazioni si devono piegare senza sforzo. Le angolazioni del posteriore sono più distinte in movimento che in stazione.

PELLE
spessa, sufficientemente elastica e rilasciata per prevenire lesioni in caso di combattimenti con i predatori.

MANTELLO
PELO: abbondante, diritto e ruvido con un sottopelo ben sviluppato. Il pelo sulla testa e sulla faccia anteriore degli arti è corto e fitto. Sul garrese è spesso più lungo. Il mantello esterno può essere corto o leggermente più lungo. Per quel che riguarda la lunghezza, può esserci: un pelo più corto ( 3 – 5 cm) che ricopre tutto il corpo; uno più lungo (7 – 10 cm) che forma una criniera sul collo, frange dietro gli orecchi e nella parte posteriore degli arti e sulla coda
COLORE
qualsiasi colore, tranne il blu genetico e il marrone genetico in ogni combinazione e sella nera su color fuoco.

TAGLIA E PESO:
Altezza al garrese: Maschi minimo 70 cm Femmine minimo 65 cm
È desiderabile un taglia grande, ma l’insieme deve restare proporzionato
Peso: Maschi minimo 50 kg Femmine minimo 40 kg

DIFETTI
Qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato difetto e la severità con cui va penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità e agli effetti sulla salute e il benessere del cane.
Leggera deviazione dalla tipicità della razza – Femmina che tende al mascolino – Cranio arrotondato, muso stretto e mascella inferiore stretta, tartufo piccolo – Occhi posizionati obliqui o ravvicinati, palpebre rilasciate – Orecchi inseriti alti – Labbra sottili o pendule – Alto sulla groppa. Groppa leggermente corta –  Anteriore stretto – Esagerate angolazioni del posteriore –  Piedi schiacciati e dita lunghe – Andatura steppante, movimento leggermente scoordinato –  Pelo molto corto.

DIFETTI GRAVI:
Eccessivamente teso – Significativa deviazione dal tipo richiesto e costituzione –  Appare alto sugli arti; ossatura leggera, muscoli flosci – Occhi troppo chiari o globosi – Linea superiore discendente – Groppa molto più alta del garrese – Groppa stretta, corta e avvallata – Coda naturalmente corta, nodosa – Metacarpi troppo alti, bassi – Posteriori posizionati sotto il corpo – Altezza al garrese 2 cm al di sotto del minimo stabilito

DIFETTI ELIMINATORI:
Cane aggressivo o eccessivamente timido – Qualsiasi cane che mostri chiaramente anomalie d’ordine fisico o comportamentale sarà squalificato – Timido, troppo eccitato – Maschio femmineo – Prognatismo o distinto enognatismo – Occhi di diverso colore, occhi blu o verdi; strabismo – Articolazioni allentate – Mantello con combinazioni di marrone genetico o blu genetico – Colore fuoco con distinta sella nera – Pelo che è arricciato o morbido – Movimento scoordinato

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto

La selezione del carattere (ovvero: non basta accoppiare due cani “buoni”)

Articolo di Valeria Rossi > www.tipresentoilcane.com

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di VALERIA ROSSI – Sì, d’accordo: prima di tutto bisognerebbe pensarci, in assoluto, a selezionare anche l’equilibro caratteriale: cosa che a qualcuno (per esempio a chi alleva cani piccoli) non passa neanche per anticamera del cervello, visto che tutti mirano soprattutto al cane bello e vincente (in expo).
Anche la sparuta minoranza di coloro che ancora badano al carattere, però, a volte incorre in una visione piuttosto superficiale della cosa: ovvero, accoppio due cani tranquilli ed equilibrati e il gioco è fatto.
Sì… magari!
Così come non basta, per esempio, accoppiare due cani esenti da displasia per ottenere cuccioli sani (se così fosse, questa e tutte le altre malattie genetiche sarebbero sparite da un pezzo), così non è sufficiente badare al carattere di papà e mamma: bisogna esaminare svariati ascendenti e pure i collaterali (fratelli, cugini…) per ottenere risultati sicuri (o quasi, perché la genetica non è sempre così lineare come la vorremmo).
Soprattutto bisogna cercare di capire “chi vada d’accordo con chi”: perché esistono intere linee di sangue incompatibili tra loro, che daranno sempre problemi qualora se ne accoppiano due rappresentanti.
Per intenderci: accoppiando il maschio A di linea X (buono, equilibrato e tranquillo), con la femmina B di linea Y (buona, equilibrata e tranquilla), diversi cuccioli potrebbero manifestare da adulti, problemi caratteriali che possono andare dalla timidezza all’aggressività: perché le linee di sangue  X e Y “non vanno d’accordo”. Entrambi i cani, accoppiati con un soggetto di linea di sangue Z, metterebbero invece al mondo cuccioli perfettamente equilibrati.
Ovviamente l’ho fatta un po’ semplicistica, ma spero che il concetto si sia capito.
Altrettanto ovviamente, i migliori allevatori di ogni razza queste cose le sanno benissimo e quindi evitano gli accoppiamenti a rischio: ma l’improvvisatore, anche quello in totale buona fede che magari ha una cagna con tutte le caratteristiche giuste per la riproduzione, e sceglie per lei (magari spendendo anche un pacco di soldi) un maschio a sua volta dotatissimo in tutti i settori (bellezza, salute e carattere)… può non sapere e quindi sbagliare la scelta.
Non parliamo poi di coloro che accoppiano i cani scegliendo i partner ai giardinetti…

accop_carat4Tutto questo, ovviamente, è molto più grave qualora si stia parlando di cani di grande taglia e magari dall’aggressività accentuata (che, lo ripeto per l’ennesima volta, è una DOTE caratteriale e non un difetto, specie se il cane deve avere caratteristiche di guardiano o difensore: ma che dev’essere ovviamente in perfetto equilibrio con le altre doti e sempre accompagnata da docilità e sociabilità molto elevate, in modo da poter avere un cane aggressivo, sì, ma solo quando serve, e perfettamente sotto controllo in ogni circostanza).
Tutto questo diventa ancora più grave quando si spargono in giro voci assolutamente fasulle come quella secondo cui “è solo l’educazione che conta”, “se il cane non è equilibrato è sempre e solo colpa del proprietario” e così via.
E’ falso, ma molto falso.
Se vogliamo dire che “è colpa dell’uomo”, posso essere d’accordo: perché anche la scelta del partner è responsabilità dell’uomo, e se la toppa è colpa sua.
Però NON è sempre “colpa del proprietario”, mentre è vero il contrario: ovvero, un proprietario capace ed esperto può ridurre di molto i danni ed avere sotto controllo anche un cane che proprio “tutto giusto” non è.
Però riuscire a controllare questi cani non è certo cosa che si possa chiedere alle Sciuremarie, e a questo dovrebbero badare moltissimo sia gli allevatori (ammesso e non concesso che sappiano di aver messo al mondo cuccioli non perfettamente equilibrati), sia operatori e volontari dei canili, che nove volte su dieci non si rendono bene conto del tipo di cane che hanno per le mani… almeno finché non morde qualcuno: ma anche in questo caso sono spesso portati a cercare adozioni che garantiscano “tanto ammmmmore” (che secondo loro risolve tutti i problemi)  anziché competenza (che li risolverebbe davvero, ma che è molto più difficile da trovare).

accop_carat3Resta il fatto che per ottenere cani equilibrati e sicuri (di qualsiasi razza  taglia)  ci vuole abilità, conoscenza, studio della razza (e questo è uno dei problemi che si riscontrano con i meticci, perché non si conosce nulla dei loro parenti e quindi è impossibile selezionare: anche per questo bisognerebbe pensarci sempre duecentomilaottocentoventitre volte prima di farli accoppiare…): tutte cose che, ahinoi, non sono esattamente diffusissime.
In alcuni casi (cani piccoli, cani tendenzialmente “buoni” e così via) si può anche intuire perché l’allevatore preferisca dedicare tutto il suo impegno ad altro (di solito alla bellezza: ogni tanto, se dio vuole, anche alla salute): perché si dà per scontato che la razza sia comunque caratterialmente “sana”.
Purtroppo, però, a volte basta un singolo errore per rovesciare una situazione conclamata da anni: tutti ricorderanno, penso, il caso del cocker fulvo. In questa razza l’utilizzo in riproduzione di un cane bellissimo e stravincente, ma non a posto di carattere, causò una vera overdose di cani mordaci, tanto che da cane diffusissimo e di gran moda il cocker diventò un cane ben poco amato e quasi a rischio  di scomparsa. Il danno fu enorme… e tutto questo a causa di UN singolo soggetto!
Perché purtroppo in cinofilia si continua a dare troppa, troppisssima importanza alla bellezza: perché i soldi girano lì, il business è tutto lì, l’attenzione è puntata solo lì.
Andatevi a guardare un’esposizione canina di un certo rilievo e poi andate a vedere una prova di lavoro di importanza equivalente… e poi ditemi quanti cani e quantispettatori ci sono all’una e all’altra.
Il caso del cocker (che è sempre stato l’icona del buon carattere, della tenerezza, degli occhi dolci…) dovrebbe essere emblematico: qualsiasi razza può rovinarsi completamente dal punto di vista caratteriale se viene usato reiteratamente un riproduttore che porta questo tipo di problemi. Qualsiasi.
Ovviamente il cocker è riuscito a sopravvivere a questo periodo nero (che risale più o meno agli anni ’70) proprio perché fino al giorno prima era stato universalmente conosciuto come cane dolcissimo: ma anche perché, se mordeva, mandava magari qualcuno al Pronto soccorso, ma non certo all’altro mondo.
Pensate un po’ cosa sarebbe potuto accadere se lo stesso errore allevatoriale fosse stato commesso nel dobermann o nel rottweiler, o magari nel San Bernardo (dove in realtà, molti anni or sono, qualcosa è successo: ma il problema è stato identificato immediatamente e subito eliminato: e qui fu una gran fortuna che si trattasse di una razza di nicchia, poco diffusa).

 

Concludendo: mettiamoci bene in testa che il carattere è importante (forse il fattore più importante in assoluto, al pari con la salute: perché vivere con un cane squilibrato è tutto meno che gradevole) e che va selezionato esattamente come ogni altra caratteristica.
Ricordiamo che “buono x buono” non è sufficiente. E tantomeno è sufficiente dire “ho accoppiato due campioni, figuriamoci!”, come se bellezza e carattere fossero legati a doppio filo.
Lo sono, sì, quando l’allevamento ha curato con la stessa accutarezza entrambi gli aspetti. Pare addirittura (ma gli studi sono ancora in corso e non c’è nulla di certo) che esista un legame tra il carattere ed alcuni aspetti fisici.
Però bisogna continuare a lavorare, a studiare, a informarsi, oltre a sottoporre almeno i cani che ce l’hanno alle rispettive prove di lavoro (che dovrebbero essere più legate alle doti naturali e meno all’addestramento… ma questo è un altro discorso). E quando dico “i cani” intendo “tutti” i cani: maschi e femmine. Perché i cuccioli non sono figli solo del loro padre (che di solito ha valanghe di titoli, di coppe, di certificati), ma ricevono metà del loro patrimonio genetico dalla madre.
META’: non “qualche gene vagante qua e là”, ma il cinquanta per cento. E se le madri vengono considerate solo come “incubatrici”, se si trascura l’importanza del loro corredo genetico anche dal punto di vista caratteriale… allora i guai possono essere sempre in agguato.

Cinofilia…quella vera (forse l’unica che vale ancora la pena di seguire?)

Articolo di Valeria Rossi > www.tipresentoilcane.com

cartellonedi VALERIA ROSSI – Qualche settimana fa, come qualcuno forse ricorderà, abbiamo pubblicato un articolo di Vittorino Meneghetti sull’associazione da lui fondata e presieduta, l’A.C.A.M.P. (Associazione  Culturale Antichi Mestieri Pastorali).
E secondo voi, io potevo resistere alla tentazione di andare a “vedere da vicino” cosa stava combinando questo vero e proprio pilastro della cinofilia italiana?
Parlane con tizio, stuzzica caio, lusinga sempronio… alla fine è saltata fuori la promessa di una riunione informale presso la nuova abitazione di Vittorino (in realtà una seconda casa, perché quella di Milano ce l’ha sempre… però ho idea che la veda più poco), ovvero in mezzo a un bosco della Lunigiana dove lui si è ritirato a coltivare il suo sogno di salvaguardare, tutelare e far conoscere appunto “gli antichi mestieri pastorali”, ovviamente con i cani in primissimo piano e con una razza (il pastore apuano, sul quale lo stesso Meneghetti aveva scritto per noi un articolo molto esplicativo) ancor più in evidenza.

pecoreInsomma, sono andata.
Anzi, siamo andati, perché c’erano anche Andrea Schiavon, istruttore di cani per il soccorso nautico, Claudio Mangini, animal trainer (…o quel che ne resta: comunque, anche con una gamba sfracellata e sulle stampelle, si è arrampicato per boschi più agilmente di me con due gambe buone. Invidia), Luca Meneghetti, che ancora non aveva visto suo papà in “versione pastorale” e che quando ha visto il posto ha fatto all’incirca due occhi così: O______________________O , più amici e compagni vari.
Un bel gruppone che ha seguito entusiasticamente il camper di Schiavon (l’unico che in teoria “sapeva la strada”…) per monti e colline, finché Andrea non ci ha portati tutti a perderci in un paesino sperduterrimo(Vittorino ci ha poi spiegato che ci sono DODICI residenti!) al quale si accedeva per una strada mooooolto disastrata.
Morale: la mia macchina – anzi, quella del marito, visto che io mi dissocio da cotanta bruttura (sembra Christine, quella di Stephen King) – è rimasta a Brugnato, a uno sputo da La Spezia. Sta dal meccanico che deve cambiare il radiatore bucato (probabilmente a causa di una sassata),  mentre io sono tornata a casa con una macchina sostitutiva.
Del buco nel radiatore, però, mi sono resa conto solo sulla strada del ritorno: prima (una volta identificata finalmente la strada giusta) ho passato una giornata interessantissima e divertente, in compagnia cinofila piacevole e compentente, in un posto bellissimo.

terrenoOddio, ora come ora – come potete notare dalle foto – non è proprio bellissimissimo: ma siamo in inverno e ci ha appena nevicato… bisogna immaginarlo in primavera, con l’erba e le foglie e tutto quanto.
Sono sicura che allora sarà davvero uno spettacolo (l’omino solitario che cammina di schiena nella foto è Luca Meneghetti, che è andato in esplorazione di tutto il terreno del babbo scuotendo la testa e ripetendo millemila volte “non ci posso credere”).
Anche ieri, comunque, lo spettacolo c’era alla grande: spettacolo fornito dagli animali di cui Meneghetti si è circondato. Cani, ovviamente, ma anche oche, pecore, capre e perfino asini.
Tutti di una simpatia travolgente: ma come gli asini, per me, non ce n’è!

due_asiniAnche la colonna sonora non è niente male: le oche, in quanto oche, quando arriva qualcuno fanno la guardia (ricordate quelle del Campidoglio?) e starnazzano felici.
I cani, ovviamente, abbaiano.
Gli asini ti guardano con il faccino dolce, perché il muso di un asinello è qualcosa di irresistibile, e per un po’ stanno zitti: se però non te li fili per dieci minuti ti chiamano… e come ben sa chiunque abbia avuto modo di sentirne uno almeno una volta, col cavolo che l’asino fa “IH-OH”, che sembrerebbe un versetto corto e appena appena udibile.
L’asino, in realtà, fa una cosa tipo:

          BAHHHHHHHHHHHHIIIIIIII- IIHOOOOAAA!

Ma ancora più forte di così.
E anche le oche, non è che facciano esattamente “qua qua”: quando si sono messe a litigare col cane per un pezzo di pane, il numero di decibel è salito a tal punto che noi umani non ci sentivamo più l’un l’altro.

ochePerò c’è anche da dire che il casino era in gran parte provocato proprio dalla nostra presenza: e comunque non è come trovarsi in mezzo a un ingorgo con tutti che strombazzano e ti fanno venire le bolle. Il casino fatto dagli animali è simpatico. Fa sorridere. Ti fa sentire parte della stessa loro natura.
In mezzo al traffico io divento isterica in un nanosecondo: in mezzo a tutto ‘sto zoo che ci dava dentro a far casino avevo un sorrisone beato da un’orecchia all’altra. E anche i miei compagni di avventura, devo dire. Perfino Luca sembrava che cominciasse a capire e ad apprezzare la “pazza idea” paterna.

guardianoOkay… adesso però parliamo di cani.
Ieri non è che abbiamo potuto vedere nulla di particolare, anche perché al momento i soggetti con cui sta lavorando Vittorino sono tutti cuccioloni: ha una splendida pastoressa apuana di nove mesi, un kelpie arrivato direttamente dall’Australia e il cane da guardiania, cucciolone anche lui (13 mesi), un incrocio caucaso-maremmano/abruzzese che si sbaciucchia le oche, fa lo scemo con gli asini (che infatti rispondono a calcioni, vedi foto più in basso) ed è dolcissimo con le pecore.
Quando è insieme al suo umano è dolcissimo anche con le persone, mentre quando entra in “modalità guardiano” non ce n’è per nessuno.
Equilibratissimo, altissimo, bellissimo, levissimo. “Purissimo” magari no, visto che è un meticcio: però è ugualmente un cane della madonna.

apuanaOvviamente l’interesse maggiore, però, io ce l’avevo per l’apuana (di nome e di fatto: cioè, è un pastore apuano e si chiama proprio Apuana): che vista così è una cagna dall’aspetto molto rustico, un po’ simile a un misto border/aussie ma con un’ossatura più robusta e con orecchie erette che le danno un’aria più lupina rispetto agli altri due.

due_caniLa caratteristica più interessante, però, è il modo in cui lavora: infatti Meneghetti ci ha spiegato che se le pecore si infilano nel bosco, i cani geneticamente programmati per lavorare sui grandi spazi aperti (come appunto border e kelpie) vanno un po’ in confusione. Per esempio, il kelpie (che si chiama Marino, come il vento) fa tuuutto il giro largo intorno al bosco, pensando così di recuperare le pecore: invece l’apuana si infila dritta in mezzo agli alberi e le va a prendere dentro al bosco.
Viste le caratteristiche dei nostri territori (almeno dei nostri Appennini), è decisamente più proficuo avere un cane che ci si sa muovere dentro, perché la sua memoria di razza comprende anche alberi, rupi, saliscendi e non solo sterminate distese di erba senza neanche l’idea di un cespuglio.

calcioEcco, adesso sarebbe bello anche riportare i divertentissimi racconti di un milanese che finisce in campagna e si scontra con una realtà che sembra riportare il mondo indietro di almeno un secolo: tipo i pastori che, quando lui va in giro a cercare i cani per fotografarli e catalogarli (perché vuole scriverci sopra un libro) gli voltano la schiena e si allontanano facendo finta di non vederlo (e dopo che è riuscito a farci – faticosamente – amicizia gli spiegano che pensavano che fosse “uno di quelli dell’ENPA che vanno a rompere le scatole coi microchip”); o tipo il prezzo di un cucciolo, che è “Cosa mi dai in cambio?”: perché venderli non esiste proprio, lì si va a baratti (Apuana è “costata” due agnelli!); e vogliamo parlare della faccia che ha fatto il pastore, dopo che Vittorino gli aveva detto che la sua professione era quella di addestrare cani, quando gli ha spiegato che voleva scrivere un libro sul pastore apuano? Addestrare cani e scrivere libri gli sembrano due cose totalmente inconciliabili!
E potrei andare ancora avanti,  ma mi devo fermare: perché altrimenti  scriverei per altre otto ore e non arriverei mai al dunque. Invece il “dunque” è una cosa molto interessante, che voglio farvi assolutamente leggere. Sono i progetti dell’A.C.A.M.P., che sono stati riuniti pochissimi giorni fa in un documento, anzi un manifesto chiamato “Manifesto neoclassico della cinofilia”.
La dicitura, a prima vista, potrebbe sembrare un po’ pomposa: ma vedrete che ci sono molti validi motivi per definirlo proprio così.

Manifesto neo-classico della cinofilia

La degenerazione della cinofilia ufficiale

II rapporto tra uomo e cane si perde nella notte dei tempi, da quando i canidi che hanno dato origine alla specie hanno cominciato ad avvicinarsi spontaneamente agli insediamenti umani. Questo processo ha avuto un inizio databile in epoca mesolitica e si è concretamente completato con la domesticazione, in epoca neolitica, oltre 8.000 anni fa.
Come ausiliario dell’uomo (principalmente per la caccia e per la pastorizia) o come semplice compagnia, il cane è stato, nella storia, selezionato in base alle caratteristiche morfologiche ed attitudinali funzionali all’impiego cui doveva essere destinato.
Negli ultimi cinquant’anni anni abbiamo assistito alla concomitanza di diversi fattori, quali:

– progressivo abbandono delle campagne nelle “economie più sviluppate”, introduzione di modelli e stili di vita edonistici;

– condizionamento mediatico dei bisogni primari e secondari di consumo, sostituzione delle tecnologie a scapito delle abilita umane;

– dispersione delle tradizioni e delle culture locali; – introduzione di ideologie “animaliste” che hanno distorto l’immagine della natura.

Tutto ciò ha provocato profondi mutamenti nella definizione delle linee guida di allevamento ed addestramento dei cani, specialmente quelli appartenenti alle razze da lavoro.
I criteri di selezione sono stati orientati sempre più a soddisfare un mercato di massa, fatto di acquirenti non professionali e non competenti, tanto che:

– per un numero sempre minore di razze vengono richieste prove attitudinali di selezione;

– le “prove di lavoro” assumono sempre più contorni di competizione sportiva tra addestratori (e tecnologie), anziché di dimostrazione delle reali funzionalità del cane e abilità lavorative.

L’effetto più drammatico è la nascita di numerosi soggetti con svariati problemi di salute: i più diffusi ed eclatanti sono la displasia dell’anca e del gomito, l’elevata incidenza di neoplasie precoci, varie cardiopatie, problemi oculari e cutanei. Inoltre, la perdita delle qualità naturali ha prodotto una serie di problemi comportamentali (cani troppo timidi ed insicuri o troppo aggressivi e mordaci), che comportano difficoltà persino nella semplice gestione quotidiana cittadina.
L’ambiente pastorale ha invece prodotto da sempre cani esteticamente di bell’aspetto, funzionali, sani, esenti da displasia, temprati nel carattere e nella memoria di razza con elevate attitudini nello svolgere il proprio lavoro; un concentrato di agilità, forza, resistenza, tempra e salute, per la conduzione del gregge, per la protezione degli armenti, per la difesa del territorio, della casa, della famiglia, che ha accompagnato l’uomo attraverso i secoli.

La nuova cinofilia classica

Le ricerche condotte e le esperienze maturate negli ambienti in cui ancora oggi il cane è insostituibile risorsa, impiegato per i mestieri tradizionali dell’uomo, ci convincono sempre più della necessità di tornare a guardare al passato, con gli occhi dell’uomo di oggi. Salvaguardare e tutelare gli antichi mestieri svolti dai cani è il tramite per una cultura cinofila più attenta, corretta e rispettosa nei confronti del migliore amico dell’uomo.
Ciò significa indirizzare la selezione e l’allevamento del cane in base alle mansioni di utilità tipiche della razza, per ottenere:

– la morfologia più funzionale, improntata a solida costituzione e salute;

– l’equilibrio caratteriale, la stabilità nervosa, le attitudini specifiche per lavorare nel contesto naturale (condizioni oro-geografiche, climatiche, faunistiche, ecc.) di impiego.

Non di meno, l’educazione e l’addestramento devono essere orientati a sviluppare la sicurezza del cane in ogni situazione;  la fiducia nelle proprie possibilità di successo e nel “nucleo famigliare” nel quale viene inserito; l’abilità nello svolgimento delle mansioni, in coerenza con le naturali attitudini lavorative, per le quali è stato selezionato.

Riteniamo che la preziosa tradizione della cinofilia classica debba essere salvaguardata ed interpretata alla luce delle più approfondite conoscenze zootecniche ed etologiche, mettendo al bando qualunque ipotesi di maltrattamento, tanto in fase di selezione e allevamento (es. soppressione dei cuccioli meno dotati) quanto nella fase di educazione e addestramento (es. utilizzo del dolore o della paura come elementi motivazionali).
Per ottenere ciò, propugnamo la stretta cooperazione tra autentici professionisti, con il coinvolgimento diretto delle diverse categorie di utilizzatori (esponenti del mondo rurale, pastorale e venatorio) per le decisioni riguardanti:

• la definizione dei requisiti funzionali d’impiego, cui debbano essere indirizzate le diverse razze da lavoro;

• la valutazione del possesso di detti requisiti da parte dei soggetti da selezionare ai fini riproduttivi. Dalla cooperazione tra le categorie di allevatori ed utilizzatori professionali, dovrà scaturire un nuovo Albo delle Razze Canine da Lavoro, cosi organizzato:

• classificazione dei Gruppi in base alle mansioni di ciascuna razza (specialisticheo polifunzionali)

• definizione di nuovi Standard che privilegino:

– le condizioni di impiego ottimali (oro-geografiche, climatiche, faunistiche ecc.)

– le proporzioni morfologiche fondamentali, essenziali all’impiego (a scapito delle misurazioni di precisione analitiche);

– le doti naturali necessarie per assolvere a ciascuna delle mansioni (anziché le generiche locuzioni attualmente utilizzate);

• sottoscrizione di un Regolamento che preveda l’obbligatorio deposito del DNA di tutti i riproduttori, conseguentemente al superamento delle prove di selezione fisica e attitudinale

• valutazione del possesso dei requisiti funzionali in condizioni di lavoro anziché in competizioni sportive.

 

Ecco, questo è ciò che intende fare questa associazione: oltre, ovviamente, ad organizzare eventi che facciano conoscere il lavoro dei cani da pastore (è previsto anche di utilizzare il campo di Vittorino come fattoria didattica per i ragazzi delle scuole: tra l’altro, non so se si capisce abbastanza dalle foto, questo terreno è una sorta di anfiteatro naturale, con tanto di “gradinate” pronte all’uso!) e ad organizzare anche test attitudinali, come accadrà per esempio il 23-24 marzo (vedi locandina qui sotto).
Insomma, una vera fucina di idee tutte tese verso un nuovo (anzi, no: un “antico”, ma rimodernato) modo di vedere la cinofilia.
Il passato visto con gli occhi dell’uomo moderno, proprio come si legge nel manifesto. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria, che potrebbe davvero cambiare un mondo cinofilo di cui tutti, in un modo o nell’altro, ci lamentiamo, ma contro il quale a volte ci sembra di non poter più fare nulla.
Invece… si può. Basta avere il coraggio di provarci.
E se l’ha avuto un uomo di 63 anni, vissuto fino a ieri – parole sue –  a “pane ed ENCI”… allora potrebbero veramente farlo tutti.
O almeno, tutti coloro a cui stanno davvero a cuore il benessere e il futuro dei cani.

locandina

Dog Sitter Inzago

Alla ricerca di un dog sitter ad Inzago?

Beh, hai trovato la soluzione.

Il centro addestramento Lupus in Fabula ha deciso di istituire un servizio svolto da addestratori che faranno da dog sitter a Inzago, Melzo, Trucazzano, Cassano d’Adda, Gessate, Basiano, Cavenago, Gorgonzola, Vignate e comuni limitrofi.

Il servizio di dog sitter a Inzago non era presente e molti nostri clienti ci hanno segnalato che saltuariamente viene svolto da studenti, pensionati come “metodo per arrotondare”.

Allora abbiamo pensato di fare un servizio professionale, svolto da addestratori, che oltre a tenere compagnia al vostro migliore amico, durante il periodo di dog sitting, lo addestrano nelle “cose di tutti i giorni”.

 

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Dog Sitter Inzago

 

Affidati ai professionisti dell’addestramento anche per il servizio “Dog Sitter”. Afiidati al centro Lupus in Fabula di Inzago (MI).

 

Il servizio dog sitter viene effettuato nei comuni di:

  • Inzago
  • Melzo,
  • Trucazzano
  • Cassano d’Adda
  • Gessate
  • Basiano
  • Cavenago
  • Gorgonzola
  • Vignate
  • e comuni limitrofi

 

Mappa Area in cui è attivo il servizio dog sitter:

 

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Area servizio dog sitter

 

 

 

 

 

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